Traccia di preghiera

martedì 16 dicembre 2025

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Prima parte

Un ascolto

Segui quanto viene proposto
dalle parole,
dalla musica,
dalle immagini…

 

SOLO quando ti verrà indicato
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Seconda parte

Un incontro

Come ti è stato indicato,
poniti ora questa domanda:

Gesù, il tuo Signore,
viene a te come
un bimbo appena nato.
Tu, oggi, come ti poni
davanti a lui?



Clicca sulla risposta
che senti più tua in questo momento
e segui il percorso proposto…

Percorso 1

In compagnia
di Giuseppe

Hai tempo fino alle 21.45
per seguire la traccia seguente;
poi ti invitiamo a tornare fra i banchi.
Buona preghiera!

Alzati e vai dietro di te, verso le porte della basilica; sulla sinistra troverai uno spazio di preghiera con la figura di s. Giuseppe.

Avvicinati, e prendi posto sul tappeto, su un cuscino, o su una sedia; cerca la posizione che più ti aiuta a pregare, ad entrare in contatto con Giuseppe; cerca di mettere da parte pensieri, preoccupazioni e distrazione.

Concentrati sull’immagine di Giuseppe e sulla domanda da cui siamo partiti:

“Gesù viene a te come un bimbo; tu come ti poni?”.

Ripetila dentro di te, e ripetila anche a Giuseppe.

Mettiti poi in ascolta della Parola di Dio che ti raggiunge ora:

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. (Mt 1,18-19)

Prova a figurarti un po’ quanto è accaduto: Maria e Giuseppe sono fidanzati, anzi è già deciso il loro matrimonio. Ma Maria è incinta! E il bambino che porta nel grembo non è di Giuseppe! Immagina la delusione di quest’uomo che si sarà sentito tradito nella fiducia… La Legge prevedeva in questi casi la lapidazione per la donna che non si trovasse in stato di verginità; Giuseppe, uomo giusto, vuole rispettare la Legge, ma non vuole che Maria subisca la morte; per questo decide di ripudiarla di nascosto. Molto probabilmente, Maria ha comunicato a Giuseppe quello che l’angelo le aveva annunciato… E Giuseppe? Le ha creduto o no? Avrà pensato che fosse pazza? O piuttosto le avrà dato credito? In fondo tutti attendevano il Messia, che doveva essere figlio di Davide, appartenente alla sua discendenza… Forse era proprio giunto il momento: Giuseppe era figlio di Davide… Ma allora se le crede, perché decide di ripudiarla?

Prova ora ad ascoltare come continua il Vangelo di Matteo, con una traduzione diversa dall’usuale, ma che è permessa dal testo originale.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria tua sposa per il fatto che il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». (Mt 1,20-21)

L’angelo mette in chiaro qual è la paura di Giuseppe: ciò che sta avvenendo è opera di Dio, qualcosa di straordinario, qualcosa di grande, immensa e fragile bellezza. Come può Giuseppe starci dentro? Come può entrare in un progetto così grandioso? Non rischierebbe di rovinare tutto? In fondo Giuseppe è solo un uomo! Mentre qui c’è Dio in azione! Meglio farsi da parte, meglio lasciare che Dio se ne occupi del tutto… Ecco il dissidio di Giuseppe: di chi è questo bambino? Chi lo può davvero sorreggere e tenere tra le braccia? Giuseppe sa che non può contare sulle sole forze umane per questa impresa… non è sufficiente la forza umana per entrare nell’opera di Dio…

Anche tu all’inizio sei partito/a da questa risposta:

“Vorrei prendermi cura di lui, ma ho paura di non essere all’altezza”.

Forse allora ti senti anche tu un po’ come Giuseppe? Cerchi di “chiamarti fuori” dalla storia di salvezza, dicendo un gentilissimo “no, grazie” alla proposta che Dio ti sta facendo?

Nell’opera che vedi qui sopra (frammento della pala di s. Giuseppe, Giambattista Tiepolo, 1769) c’è un particolare che ti può aiutare: in questa immagine Giuseppe si è avvicinato al bambino, lo tiene in braccio, eppure non lo stringe a sé, lo tiene distante dal suo petto. Come mai?

Se osserviamo bene, c’è qualcosa che ostacola il contatto, che impedisce al bimbo di essere abbracciato totalmente. È il bastone di Giuseppe! Non lo sta tenendo con la mano, è appoggiato sulla sua spalla, ma si frappone tra Giuseppe e il bimbo.

Quel bastone può rappresentare ciò che ti impedisce di accogliere pienamente Gesù nella tua vita, di accogliere il Regno di Dio come si tiene in braccio un bambino. Questo ti può interrogare sul tuo modo di seguire il Signore.

Forse capita anche a te di fare esperienza della grandezza di Dio e di quello che vuol compiere in noi. Ma ci sono dei “bastoni” che a volte poniamo framezzo… forse ti stai dicendo: “è troppo bello per essere vero…”, oppure: “no, non fa per me, io non ce la faccio”, o ancora: “ho paura di non essere all’altezza…”. Sono a volte le nostre sicurezze, le cose che abbiamo e a cui non vogliamo rinunciare, anche se sentiamo che c’è qualcos’altro di bello e grande oltre l’ostacolo.

Eppure l’angelo dice:

non temere, prendi con te Maria!”.

Dio vuole che tu entri in questo progetto grandioso, non temere di non farcela! Accogli questa novità che magari ti spaventa perché non la comprendi fino in fondo, ma fidati! Prendendo con te Maria e il bambino fai spazio all’opera di Dio nella tua vita! Prendi quel bimbo e stringilo tra le braccia!

Se vuoi, se te la senti, ora torna quindi verso il presbiterio, verso Gesù Bambino. Lungo il cammino porta con te Giuseppe, fatti suggerire da lui come ha superato questa distanza, questo blocco interiore… senti la sua mano paterna sulla tua spalla.

Giunto/a davanti a Gesù Bambino, puoi restituire a lui questi pensieri, queste inquietudini, queste domande… Se vuoi, puoi inginocchiarti davanti a lui, puoi tendere una mano e toccarlo, fargli una carezza. È lì per te. “Non temere!”.

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Percorso 2

In compagnia
di Maria

Hai tempo fino alle 21.45
per seguire la traccia seguente;
poi ti invitiamo a tornare fra i banchi.
Buona preghiera!

Alzati e vai dietro di te, verso le porte della basilica; di fronte a te troverai uno spazio di preghiera con la figura di Maria.

Avvicinati all’immagine, siediti sul tappeto, su un cuscino o su una sedia, dove ti è più facile pregare, scegliendo una posizione che ti aiuti a respirare con calma e ad entrare in contatto con lei. Lascia che il silenzio faccia spazio dentro di te.

Riprendi la domanda da cui siamo partiti:

“Gesù viene a te come un bimbo; tu come ti poni?”

Ripetila dentro di te, e ripetila anche a Maria.

Mettiti poi in ascolto della Parola di Dio che ti raggiunge ora:

L’angelo disse a Maria: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». (Lc 1,30-31.34-35.38)

Lascia che questa scena ti raggiunga. Una ragazza giovane, semplice, che nessuno conosce oltre il suo villaggio. Una vita normale, senza particolari prospettive. E in quel punto preciso della storia, Dio la chiama per qualcosa che supera ogni possibile immaginazione. Non le spiega tutto. Non le toglie la paura. Non risolve i dubbi. Maria resta con la domanda sulle labbra: “come avverrà?”. Eppure, quel dubbio non diventa un muro. Lei resta aperta. Non blocca Dio. Non scappa. Non si chiude. Non pretende prove. Dice solo: “eccomi!”.

Tu hai scelto questo spazio partendo da una risposta:

“Sento il bisogno di qualcuno che mi porti più vicino a lui, perché da solo/a non ci arrivo”.

Forse anche Maria vive qualcosa di simile: non arriva a Dio da sola. È Dio che arriva a lei. Lei lo accoglie, si lascia portare dentro qualcosa di più grande. E così diventa madre del Signore.

Forse anche tu, oggi, percepisci che ti manca qualcosa per andare verso Gesù con decisione… Magari ti senti fragile, confuso/a, incerto/a, stanco/a. O forse percepisci solo un piccolo desiderio, non forte, non chiaro, ma reale. In Maria puoi riconoscere questa dinamica: non è lei a prendere l’iniziativa, è Dio che la raggiunge. A lei è chiesto solo di fare spazio.

L’angelo, Gabriele, diventa per Maria quel “qualcuno” che la porta vicina a Dio, il tramite, il messaggero, il compagno di cammino… Anche a te certamente Dio sta donando un angelo, un mediatore potente, per aiutarti a giungere da lui… o, meglio, perché lui giunga a te attraverso questo fratello, questa sorella.

Quando te la senti allora, alzati e torna verso il presbiterio della basilica. Lungo il cammino sentiti accompagnato/a in questo dall’angelo Gabriele e dai tuoi “angeli”. Prendi posti fra i primi banchi; Gesù bambino è lì, a pochi passi da te… Ora alza gli occhi verso l’altare maggiore, e scrutalo nella penombra, osserva chi c’è al centro, sotto il grande Crocifisso…

Sì, è ancora Maria (Donatello, 1446-1453). Guarda, Maria qui è rappresentata come una regina: ha già superato le prove della sua vita, ha detto il suo “eccomi”, ha attraversato tanti dolori, e ora regna sull’universo come Madre di Dio e come Madre nostra.

Però non è ferma in questa posizione. Vedi? Si sta alzando dal trono, e prende il bambino Gesù da sotto le braccia… cosa sta facendo? Lo sta porgendo! Lo sta porgendo proprio a te. Ti sta dicendo: “dai, non avere paura, prendilo in braccio!”.

Chiediti: cosa ti impedisce di prenderlo in braccio anche tu, di accoglierlo, di dire il tuo “eccomi”? Forse hai paura di disturbare… Forse ti sembra di non essere abbastanza… Forse hai il timore che nulla cambi davvero… Forse pensi che Dio sia distante, poco interessato a te…

Maria può accompagnarti proprio qui: lei ti porta vicino al Figlio non perché tu abbia tutto in ordine, ma perché lui ti desidera così come sei.

Allora se vuoi, se te la senti, alzati e avvicinati a Gesù Bambino. Inginocchiati davanti a lui. Sei quasi ai piedi di Maria che te lo porge, e lui è lì, ormai a pochi centimetri da te. Guardalo. Puoi affidare a Maria ciò che porti nel cuore e chiederle di accompagnarti da lui, di darti il coraggio di allungare la mano verso di lui. E poi, guarda Gesù. Puoi toccarlo, puoi chinarti su di lui, puoi dire una parola semplice: “eccomi”, oppure “aiutami”. Lui ti attende. E Maria è con te, oggi, per portarti più vicino a lui.

Infine riprendi posto fra i banchi, oppure (se c’è ancora tempo, se vuoi…) torna in fondo alla basilica, presso Maria, e raccontale com’è andato il tuo incontro. Lei ti aspetta.

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Percorso 3

In compagnia
di Antonio

Hai tempo fino alle 21.45
per seguire la traccia seguente;
poi ti invitiamo a tornare fra i banchi.
Buona preghiera!

Alzati e vai dietro di te, verso le porte della basilica; sulla destra troverai uno spazio di preghiera con la figura di s. Antonio.

Avvicinati all’immagine, siediti sul tappeto, su un cuscino o su una sedia, dove ti è più facile pregare, dove ti senti più a tuo agio. Respira con calma, lascia andare i pensieri che affollano la mente.

Riprendi la domanda che ci ha guidati all’inizio:

“Gesù viene a te come un bimbo; tu come ti poni?”.

Ripetila dentro di te, e ripetila anche a sant’Antonio.

Ascolta ora la Parola di Dio che ti raggiunge:

In quei giorni Gesù disse: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». (Mt 7,7)

Queste parole, semplici e dirette, hanno accompagnato la vita di sant’Antonio. Non perché lui fosse particolarmente bravo a cercare, ma perché sapeva che ciò che vale davvero si trova solo se ci si mette in cammino, se si osa desiderare, se non ci si arrende quando qualcosa sembra perduto.

Nella tradizione cristiana e francescana Antonio è colui che “ritrova” le cose perdute: non per magia, ma perché ha un cuore che non si rassegna alla distanza tra lui e Dio. Alla fine ciò che tutti cerchiamo davvero è l’incontro con il Signore. E forse, è ciò che anche tu stai cercando?

Antonio lo ha cercato tutta la vita. E verso la fine del suo cammino su questa terra, ha avuto un dono immenso: la possibilità di trovarlo, oltre che nei fratelli, nei poveri, nella Scrittura, nell’Eucaristia… anche in un piccolo bimbo.

Sì, Antonio ha potuto vivere l’esperienza incredibile di stringere proprio Gesù Bambino fra le sue braccia! È ciò che infatti vede il conte Tiso, signore di Camposampiero, un luogo dove Antonio si ritirava spesso in preghiera; una sera il conte, vedendo un’intensa luce che proveniva dalla rudimentale cella di Antonio, si avvicinò temendo fosse un incendio e, spiando attraverso un buco del muro, vide Antonio che stringeva fra le braccia un bambino tutto avvolto di luce; il giorno successivo il conte non resistette, e chiese ad Antonio chi fosse quel bambino: “era Gesù!”. E proprio per questo Antonio è raffigurato spesso con il Bambino Gesù tra le braccia: lo ha cercato, lo ha trovato, e ora lo stringe a sé!

Tu sei arrivato/a qui partendo da una risposta ben precisa:

“Sento che desidero cercarlo, trovarlo e stringerlo, perché ho un bisogno forte della sua presenza”.

In questo desiderio c’è qualcosa di molto vero. Non è un bisogno teorico, non è un vago sentimento religioso. È una fame, una mancanza che si fa domanda. Antonio conosce questa tensione: anche lui ha attraversato fatiche, delusioni, svolte improvvise, ha lasciato che le inquietudini lo spingessero più vicino al Signore.

Fermati ora davanti a questa sua immagine. È di Lorenzo Pasinelli (1677), un pittore del barocco bolognese. Guarda con quanta tenerezza Antonio e Gesù si guardano, si stringono, perfino si coccolano

Guarda come Antonio tiene il Bambino: lo accoglie con dolcezza, non ha paura di stringerlo… Allo stesso tempo Gesù non appare forzato o trattenuto: si lascia prendere, anzi sembra gettarsi fra le sue braccia, mentre è avvolto da un panno rosso, simbolo dell’incarnazione.

Abbiamo di fronte l’abbraccio di due che si sono reciprocamente cercati per tanto tempo… Perché non sei soltanto tu a cercare Dio: è lui, per primo, che cerca te.

Chiediti: qual è allora quel “Gesù perduto” che stai cercando in questo momento della tua vita? La sua voce che non senti più da tempo? Un senso di vicinanza che desideri ma non riesci a ritrovare? Un orientamento, una pace, una presenza che possa riportare ordine nelle tue confusioni? Oppure forse hai trovato tante cose, ma non ciò che veramente ti riempie?

Sant’Antonio ti dice: “non arrenderti! Non smettere di cercare!”. Ciò che conta non è mai definitivamente smarrito. La sua vita è la prova che Dio non gioca a nascondersi per metterti alla prova, ma per attirarti più in profondità, per renderti capace di desiderare davvero.

Riascolta dentro di te le parole di Gesù: “Cercate e troverete”. Non ti vengono chieste imprese straordinarie, ma un passo, una domanda sincera, un movimento del cuore che non si rassegna.

Se vuoi, se te la senti, ora torna verso il presbiterio, verso Gesù Bambino. Lungo il cammino porta con te la tua ricerca e chiedi a sant’Antonio di camminare con te.

Quando giungi di fronte a lui puoi chinarti, puoi toccarlo, puoi dirgli in silenzio la tua domanda più urgente. Anche oggi, come allora, chi cerca con sincerità, trova. E chi trova, stringe. E chi stringe, vive.

Il Signore è qui, e ti aspetta.

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Percorso 4

In compagnia
di Gesù

Hai tempo fino alle 21.45
per seguire la traccia seguente;
poi ti invitiamo a tornare fra i banchi.
Buona preghiera!

Alzati e vai con calma verso il presbiterio, davanti alle balaustre; lì troverai la greppia con Gesù Bambino.

Avvicinati all’immagine, siediti sul tappeto, su un cuscino o su una panca vicina, in un punto dove vedi Gesù Bambino, dove ti è più facile pregare, dove ti senti più a tuo agio. Respira profondamente e lascia che il rumore dei pensieri si abbassi un po’ alla volta.

Riprendi nel cuore la domanda da cui siamo partiti:

“Gesù viene a te come un bimbo; tu come ti poni?”.

Prova a ripeterla in silenzio guardando Gesù Bambino che ti sta aspettando.

Ascolta ora la Parola di Dio:

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. (Gv 1,14)

Non ti viene offerta una spiegazione, ma un fatto. Dio si fa piccolo. Dio diventa toccabile. Dio prende un volto fragile, indifeso, esposto. Non si presenta come un maestro, né come un giudice, né come un re potente. Si presenta come un bambino che può essere preso in braccio. Questo è il modo in cui sceglie di avvicinarsi a te: senza spaventarti, senza farti sentire inadeguato, senza pretendere nulla.

Tu sei arrivato/a fin qui partendo da questa risposta:

“Sento che Gesù vuole avvicinarsi a me così com’è, e che posso semplicemente accoglierlo e lasciarmi guardare da lui.”

È un’intuizione profonda. Spesso pensiamo che per incontrare Dio dobbiamo fare, cambiare, migliorare, sistemare… Ma qui non devi fare niente, devi solo permetterti di essere visto/a, guardato/a.

Prova a contemplare l’immagine di Gesù Bambino davanti a te. Vedi il suo volto? I suoi occhi? La sua piccolezza? Immagina di poterlo prendere tra le braccia. Lui non oppone resistenza. Non pretende di essere capito. Non ha bisogno delle tue spiegazioni. Vuole solo essere accolto, vuole solo stare con te.

Se vuoi, se te la senti, alzati e avvicinati a Gesù Bambino. Puoi chinarti, puoi toccarlo, puoi fargli una carezza… Offrigli il tuo cuore così com’è. Lasciati guardare da lui. Lascia che il suo modo di amarti, semplice, piccolo, diretto, arrivi a te senza filtri.

Ora torna verso il tuo posto di prima (anche per lasciare spazio agli altri) e rimani in silenzio continuando ad osservarlo.

Guarda anche come gli altri si avvicinano a lui. Ascolta ciò che emerge dentro di te. Forse un senso di pace. Forse un po’ di commozione. O forse fatica, perché amare e lasciarsi amare non è sempre immediato. Non forzare nulla. Resta semplicemente presente. Sei davanti a un Dio che non ti chiede di salire verso di lui, ma scende lui verso di te.

Prova ora a fermarti su questa immagine (“Adorazione dei pastori”, Ruggero Lotto, 1534) e riascolta nel cuore le parole del Vangelo:

“venne ad abitare in mezzo a noi”.

Non: “vicino a chi era già bravo”, né: “presso chi aveva capito tutto”. In mezzo a noi. A te. Alla tua vita concreta, nel punto esatto in cui ti trovi adesso.

Guarda come Gesù Bambino sta in mezzo a noi. Guarda il particolare di come Gesù si ferma ad accarezzare e giocare con un piccolo agnello… Proprio così lui desidera fare anche con te.

Forse non sei abituato/a. Forse ti mette un po’ in difficoltà. Forse ti disarma. Eppure è proprio questo che Gesù vuole offrirti. Non un esame, non un confronto, non una verifica: uno sguardo, una carezza, un gioco.

Allora in questa esperienza c’è una domanda silenziosa che forse sgorga dentro di te: puoi lasciarti amare? Puoi permetterti di essere raggiunto/a? Puoi accogliere la dolcezza di Dio senza difese, senza dover dimostrare nulla?

Lui è qui. E non vuole altro che starti vicino.

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Terza parte

Un abbraccio

Canto di esposizione:
ABBRACCIAMI

Gesù, Parola viva e veraSorgente che disseta e cura ogni feritaFerma su di me i tuoi occhiLa tua mano stendi e donami la vita

Abbracciami Dio dell’eternitàRifugio dell’anima, grazia che operaRiscaldami fuoco che liberaManda il tuo Spirito, Maranathà Gesù

Gesù asciuga il nostro piantoLeone vincitore della tribù di GiudaVieni nella tua potenzaQuesto cuore sciogli con ogni sua paura

Abbracciami Dio dell’eternitàRifugio dell’anima, grazia che operaRiscaldami fuoco che liberaManda il tuo Spirito, Maranathà Gesù

Ritornello

Il Signore è la mia forza
Mio canto è il Signor
Egli è il salvator
In lui confido non ho timor
In lui confido non ho timor

Canto di adorazione:
ADORO TE

Sei qui davanti a me
O mio Signore
Sei in questa brezza
Che ristora il cuore
Roveto che mai si consumerà
Presenza che riempie l’anima

Adoro te, fonte della vita
Adoro te, Trinità infinità
I miei calzari leverò
Su questo santo suolo
Alla presenza tua mi prostrerò

Sei qui davanti a me
O mio Signore
Nella tua grazia
Trovo la mia gioia
Io lodo, ringrazio e prego perché
Il mondo ritorni a vivere in Te

Adoro te, fonte della vita
Adoro te, Trinità infinità
I miei calzari leverò
Su questo santo suolo
Alla presenza tua mi prostrerò

Canto di reposizione:
CON TE CAMMINERÒ

Mi hai chiamato ed ora sono qui
La mia vita ormai Signore
Trova senso solo in te
Cerco nel profondo e tu ci sei
Guardo intorno e poi ti trovo accanto a me

Insieme a te camminerò
In ogni volto, in ogni pianto
Io ti riconoscerò
Ti seguirò ovunque andrai
Io con te camminerò

Come servo sei venuto qui
Per chi è solo e chi è ferito
Per chi vive in povertà
Ora oh Signore, manda me
Segno del tuo amore per l’umanità

Insieme a te camminerò
In ogni volto, in ogni pianto
Io ti riconoscerò
Ti seguirò ovunque andrai
Io con te camminerò

Canto di Natale:
VENITE FEDELI

Venite fedeli, l’angelo c’invita
Venite, venite a Betlemme

Nasce per noi Cristo Salvatore
Venite adoriamo, venite adoriamo
Venite adoriamo il Signore Gesù

La luce del mondo brilla in una grotta
La fede di guida a Betlemme

Nasce per noi Cristo Salvatore
Venite adoriamo, venite adoriamo
Venite adoriamo il Signore Gesù

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